Gentili Astrofili, potreste indicarmi il metodo di calcolo dell’amplitudine di un astro, per esempio il Sole, in funzione della sua declinazione e della latitudine dell’osservatore? (Palmiro M., Catania)

Si definisce amplitudine (Am) di un astro l’arco di orizzonte tra il punto cardinale EST od OVEST e il punto del suo sorgere o del suo tramonto. Si usa dire, con riferimento al Sole, amplitudine ortiva per il sorgere e amplitudine occasa per il tramonto. Si esprime in gradi con un numero preceduto da E o da O e seguito dal simbolo N o S della declinazione dell’astro. (Esempio: Am = E 18°.5 S)

Calcolo
Poiché il triangolo di posizione A Z Pn (Astro-Zenith-Polo Nord) è rettilatero, essendo la distanza zenitale uguale a 90°, applicando la regola di Nepero, dopo alcuni passaggi, si ottiene:

sen Am = sen δ sec φ

che fornisce Am in funzione della declinazione dell’astro e della latitudine dell’osservatore. La declinazione dell’astro si trova nelle Effemeridi.
Dall’amplitudine si passa all’angolo azimutale Z, tenendo presente che Z = 90° ± Am.

La determinazione dell’amplitudine, in pratica, serve in navigazione per il controllo della bussola magnetica. Non vi è però alcun bisogno di risolvere la formula logaritmica sopra riportata poiché, per il Sole, esistono delle tabelle che forniscono rapidamente Am in funzione di φ e di δ (Vedi, ad esempio, la tavola XIII dell’Istituto Idrografico della Marina).
È opportuno però fare attenzione, poiché l’amplitudine così calcolata e conseguentemente l’azimut, nel caso del Sole e anche della Luna, si riferiscono all’istante in cui il centro dell’astro sorge o tramonta all’orizzonte vero, cioè quando è zero l’altezza vera dell’astro. Siccome il rilevamento viene preso sul lembo superiore, all’angolo calcolato come prima detto bisogna apportare una piccola correzione ΔZ fornita dalla tavola XIV del sopraddetto Istituto Idrografico.

La differenza algebrica tra l’azimut calcolato e l’azimut misurato con l’alidada fornisce la variazione magnetica della bussola, che, a sua volta, corrisponde alla somma algebrica della declinazione magnetica del luogo (fornita dalla carta nautica) e della deviazione della bussola, che è l’elemento che vogliamo controllare.
Come si vede si tratta della determinazione dell’azimut in casi particolari e favorevoli (sorgere e tramonto del Sole).
Nel caso di astri alti sull’orizzonte del mare il triangolo di posizione non è più rettilatero e la determinazione dell’azimut diventa più complessa. Anche in questo caso però ci soccorrono le tavole A,B,C, sempre pubblicate dall’Istituto Idrografico.

In questo secondo caso l’azimut serve essenzialmente a tracciare quella linea di posizione chiamata retta d’altezza. Due rette d’altezza forniscono il punto nave astronomico. Naturalmente l’altezza degli astri va misurata con il sestante.

Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 38, anno 2013)